14 novembre 2010

Storia di un sasso che non spostai - About a Stone, and Why I Didn't Move It

(English translation on the blog in der Ferne)
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Luglio 2009, confine tra Trentino e Veneto. Dopo aver percorso uno dei sentieri più belli ed affascinanti delle Dolomiti, sto camminando a 2250 metri di quota su una vasta pietraia, battuta perennemente da venti gelidi, dove perfino la vegetazione soffre, lottando strenuamente con l'inverno perenne. Non soltanto non ci sono alberi: non ci sono più nemmeno i Pini mughi, l'erba è bassa, i ginepri sono pochissimi e non più alti di venti centimetri. La padrona del rifugio vicino mi ha appena detto che questa zona solo per brevissimo tempo rimane libera dalla neve nell'arco di un anno, e che quest'inverno ne sono caduti dodici metri. Dodici metri…!
Si incontrano solo nugoli di Antennaria, qualche Sassifraga e poco altro. Cammino, e sono solo.



Mi sto sedendo su un pietra, piatta come una tavola, ad ascoltare il silenzio, quando, all'improvviso, di fianco ad una comune Saxifraga paniculata, vedo… Meraviglia!



Da sotto una pietra occhieggiano dei purissimi fiorellini bianchi: sembrano chiamarmi, guardano me. Lascio ogni cosa e mi avvicino. Androsace? Magari!Invece no, forse… Saxifraga caesia? Sì, ora, mentre scrivo, ne sono quasi certo, ma sul momento ho dubbi. È stranamente bassa, molto più bassa del solito. Non vedo gli steli, da quanto sono ridotti. I fiori non hanno il coraggio di crescere più alti della pietra che li protegge, altrimenti verrebbero gelati dal vento, schiacciati dalla neve.

Vorrei proprio saperlo, se ci possono essere delle caesia così basse… Vedere le foglie toglierebbe ogni dubbio. Bisognerebbe spostare la pietra: le foglie, se ci sono (e devono esserci), sono sotto.
Mi viene un sospetto.



Attentamente, con metodo, ispeziono la zona, camminando con lo sguardo a terra per una trentina di metri tutto intorno: no, non ce ne sono altre.
Qualsiasi cosa sia, quella è l'unica pianta della sua specie su tutta quella vasta pietraia. Anche sul sentiero che ho fatto per arrivare qui non ce n'erano, fatte così. Se ce n'erano state prima, non avevano resistito.

Mi riavvicino alla piantina, pura, dolce, tenera. Le guardiamo, queste foglie? Bisogna spostare il sasso. Rifletto. Questa piantina è l'unica della sua specie che ha resistito, forse perché la pietra le assicura un microclima particolare, assorbe e rilascia calore, ripara dal vento, trattiene il terriccio, e io le sposto il sasso? Certo, è vero, io le vorrei proprio vedere, queste foglie…
Cominciamo a fotografarla, mi dico, intanto ci penso.



Ma, mentre la sto fotografando, sono sorpreso. C'è qualcosa sul fiore: prima non c'era.

Sbucata da sotto il medesimo sasso, una formica, nera, è andata verso i fiori bianchi. Sicura, diretta. Sembra quasi che controlli il suo orto di casa. E forse è proprio quello che fa. Monta su un fiore, ne sugge il nettare… prima sul fiore di sinistra…



…poi su quello al centro…



…poi su quello di destra…



Ecco, torna sotto la pietra, dove probabilmente vive, insieme con altre. E io le sposto la pietra? Certo, se non la sposto, non saprò mai con sicurezza che foglie ha questo fiore. Non saprò mai più che specie sia. Se la sposto, forse distruggo la casa alle formiche e al fiore, per sempre. Mai più riparo dal vento, mai più nettare assicurato, mai più calore. Quella meraviglia di piantina ha un riparo donatole dal Cielo, mesi e mesi di lavorìo per arrivare a creare quella strana, affascinante situazione… e pure quella formica ha ricevuto una casa dal Destino…
E io, allora?…
Mi alzo e me ne vado. Torno al rifugio, grato del minuscolo, grande incontro fatto, chiedendomi se qualcuno capirà mai ciò che ho vissuto in quei minuti. Sì, perché sto pensando a quella pietra ospitale e protettrice, rifugio di bellezza per il fiore, e a quella formichina. E a quel minuscolo sasso, quello che gira intorno al sole e che il Mistero ci ha donato, oasi miracolosa di vita e di bellezza, ultima casa ospitale nel cosmo conosciuto.
E a quella formichina che su di esso cammina, che sono io.
Conoscere l'esatte specie e sottospecie di quel fiore era molto importante. Lo è sempre, per me. Essere grato per la bellezza della vita, in quel preciso momento, forse, di più.

English translation available on the blog in der Ferne.


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